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Introduction to Cloud Computing, dietro le quinte della nuvola
Il Cloud Computing ha cambiato per sempre l’informatica e il modo in cui riusciamo a interagire con i servizi tecnologici che ciascuno di noi utilizza innumerevoli volte ogni giorno. Abbiamo incontrato il professor Massimo Canonico (DISIT) per fare il punto sullo stato dell’arte di questo fenomeno in occasione della pubblicazione del volume “Introduction to Cloud Computing”, firmato dal Docente UPO insieme a Michael Wufka, che insegna Computing Studies and Information Systems, Commerce and Business Administration al Douglas College di Vancouver, in Canada.
In collaborazione con Massimo Canonico
Data di pubblicazione
credits © 123RF/UPO
Intervista di Chiara Pinguello
Pubblicato da Springer nel 2026, Introduction to Cloud Computing è un manuale universitario che nasce con un obiettivo preciso: offrire una guida accessibile al Cloud Computing rivolta non solo agli informatici, ma a chiunque (medici, scienziati, professionisti d’azienda) abbia bisogno di comprendere questi strumenti nel proprio lavoro. Il libro spazia dalle fondamenta teoriche fino all’architettura cloud, alle piattaforme commerciali e open source, ai concetti avanzati come multicloud ed edge computing.
Introduction to Cloud Computing è firmato da Michael Wufka, che insegna Computing Studies and Information Systems, Commerce and Business Administration al Douglas College di Vancouver, in Canada, e da Massimo Canonico, professore associato di Informatica del Dipartimento di Scienze e Innovazione tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale che ha all’attivo oltre 50 pubblicazioni scientifiche sui sistemi distribuiti.
Dal 2020 Canonico fa parte del Google Cloud Faculty Expert Group; è AWS Educate Cloud Ambassador e dal 2024 Google Developer Expert. Lo abbiamo incontrato per capire cosa si nasconde dietro ogni clic con cui mandiamo una mail, guardiamo un film in streaming o salviamo le nostre foto nel cloud.
Professore, che cos'è il Cloud Computing?
Massimo Canonico (MC): Per Cloud Computing si intende un sistema in cui vengono erogati servizi (di archiviazione, database, software, ecc.) che un utente può sfruttare da remoto. La definizione può sembrare complicata, ma in realtà siamo già tutti utenti del cloud: quando consultiamo la mail dal browser, guardiamo un film in streaming, salviamo le foto online per un backup. Ciò che accomuna queste piattaforme è la capacità di erogare servizi in modo veloce e affidabile a milioni di utenti contemporaneamente.
Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
(MC): Direi un insieme di esperienze diverse. Io e il mio coautore Michael Wufka facevamo parte del Google Cloud Faculty Expert Group, un network di esperti a cui Google chiedeva consigli sui nuovi prodotti cloud. A un certo punto mi hanno chiesto di presentare come insegnavo il Cloud all’UPO. Quella presentazione ha avuto successo e Michael mi ha proposto di unire i nostri materiali didattici per creare un manuale. Volevamo fare qualcosa che partisse dalle basi senza dare nulla per scontato, utile non solo agli informatici ma anche a medici, scienziati e professionisti di ogni campo. Ogni persona che fa scienza, anche se non ha un background informatico, può beneficiare della conoscenza del funzionamento del cloud.
Quindi uno dei focus è il rapporto tra tecnologia e didattica?
(MC): Sì, il punto centrale era trovare il taglio giusto per un ambito molto vasto e in rapida evoluzione. Volevamo che a studentesse e studenti rimanessero le basi, quelle che non cambiano di anno in anno, ma che al tempo stesso riuscissero a comprenderne le reali potenzialità e a seguire i continui aggiornamenti. Il Cloud è ancora oggi, nonostante se ne parli da oltre un decennio, una tecnologia in rapida trasformazione.
Ciò che accomuna queste piattaforme è la capacità di erogare servizi in modo veloce e affidabile a milioni di utenti contemporaneamente.
Introduction to Cloud Computing è edito da Springer Introduction to Cloud Computing è edito da Springer © Springer
Il Cloud viene spesso presentato o percepito come una soluzione semplice, immediata. Quali sono, invece, gli errori più comuni di chi si avvicina al cloud?
(MC): Per l’utente finale il cloud è davvero semplice. I problemi emergono quando si passa al ruolo di sviluppatore o professionista che deve gestire servizi. Il primo errore è scegliere una piattaforma per abitudine o comodità, senza uno studio preliminare. Ogni piattaforma (Google Cloud, Amazon AWS, Microsoft Azure, ma anche le soluzioni open source) ha punti di forza e debolezze. Districarsi tra tutti i servizi disponibili e sfruttarli al meglio per il proprio contesto è una competenza che va acquisita e che non è affatto banale.
Nel libro parlate di “lock-in”: di cosa si tratta?
(MC): Il lock-in si potrebbe tradurre con “chiusi dentro”, è una delle insidie più serie del Cloud. Quando un’azienda comincia a usare una piattaforma specifica, sviluppa codice e processi costruiti intorno a quell’ecosistema. Se in seguito vuole migrare su un’altra piattaforma, diventata nel tempo più conveniente o più adatta, l’operazione può comportare costi enormi, interruzioni del servizio e settimane di lavoro. In un altro contesto una situazione simile era stata definita come abuso di posizione predominante, cioè quando un soggetto è talmente pervasivo sul mercato da impedire di fatto alle persone di vedere quali alternative ci sono. Il rischio legato al lock-in è dunque quello di non poter cambiare piattaforma perché si è investito troppo lavoro per personalizzare i servizi su quella stessa piattaforma e a quel punto vi si è “bloccati dentro”. Le grandi piattaforme ne sono consapevoli: le modifiche periodiche che introducono nei propri sistemi servono spesso proprio a rendere più difficile l’adozione di strategie multi cloud.
Questo vale anche per il semplice cittadino?
(MC): Assolutamente sì. Pensiamo a chi ha anni di foto salvate su una piattaforma cloud: trasferirle altrove significa non solo spostare gigabyte di dati, ma perdere l’uso di una interfaccia grafica a cui si è abituati e che si conosce bene. O pensiamo a un servizio di posta elettronica gratuito. Un domani potrebbe non esserlo più. Quanti di noi sarebbero disposti a cambiare servizio di posta, con tutta la nostra storia nelle email, i contatti, i filtri da ricostruire? Per un privato cittadino questo costituisce un lavoro enorme; per un’azienda è tutto molto più complicato.
L’edge computing è una computazione locale distribuita vicino ai dispositivi. Ma il cloud non scompare: raccoglie tutti i dati, li analizza con i tempi che richiedono computazioni complesse e istruisce i nodi edge su come comportarsi meglio in futuro.
Cloud Computing Cloud Computing © 123RF/UPO
L’altro grande tema del libro è il cloud-to-edge. Ci spiega in cosa consiste?
(MC): L’edge computing nasce dalla crescita esponenziale del cosiddetto Internet of Things. Oggi abbiamo case con dieci o più dispositivi connessi: termostati smart, frigoriferi, aspirapolveri, telecamere. Alcuni di questi devono prendere decisioni in tempo reale, senza poter aspettare i tempi del cloud. L’esempio classico sono i semafori intelligenti: se c’è un incidente, devono cambiare comportamento in pochi secondi per deviare il traffico. Aspettare una risposta dal cloud comporterebbe un’attesa troppo lunga. L’edge computing è una computazione locale distribuita vicino ai dispositivi. Ma il cloud non scompare: raccoglie tutti i dati, li analizza con i tempi che richiedono computazioni complesse e, se necessario, istruisce i nodi edge su come comportarsi meglio in futuro.
Come si collega questo libro alla sua ricerca fatta in UPO?
(MC): Mi occupo di cloud computing e, in particolare, di gestione delle risorse: come distribuire i dati in modo che milioni di utenti possano accedervi con la massima affidabilità e la minima latenza. Dietro ogni video in streaming che guardiamo in mobilità senza interruzioni, per esempio, c'è molto lavoro scientifico: decidere dove posizionare i dati, come gestire la saturazione dello spazio disco, come adattarsi agli spostamenti degli utenti. Tutto questo lavoro “dietro le quinte” richiede ricerca e competenze.
Per gli studenti che si avvicinano a questi argomenti il cloud computing offre buone prospettive lavorative?
(MC): Assolutamente sì. Il cloud è ormai pervasivo: non conosco un’azienda medio-grande che non abbia già trasferito i propri servizi sul cloud, o che non stia andando in quella direzione. I vantaggi che il cloud computing offre sono decisamente superiori alle macchine locali che richiedono una manutenzione costosa. Inoltre il cloud consente la business continuity: guasti alla strumentazione HW o la necessità di nuove risorse “al volo” per soddisfare gli utenti in tempo reale (ad esempio incrementando lo spazio di archiviazione di centinaia di gigabyte in pochi secondi) sono tutte cose che il cloud risolve in modo automatico senza interruzioni di servizio. Per i futuri professionisti, le competenze cloud sono trasversali, richieste in quasi ogni settore e in continua evoluzione: un orizzonte lavorativo molto ampio. E poi c’è il tema AI. Tutta l’AI e i data center girano sul cloud ed è quindi grazie al cloud che stiamo assistendo a questa enorme diffusione dell’AI negli ultimi anni. Se non ci fosse il cloud l’AI non potrebbe avere le attuali prestazioni. Per esempio quando noi chiediamo qualcosa a chatGPT, Gemini o Claude, ci rivolgiamo a sistemi di intelligenza artificiale che girano sul cloud.
Ultima modifica 9 Marzo 2026
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